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La storia dell'Albergo dei Poveri a Napoli

22/12/2017

Durante la seconda metà del '700 Napoli, grazie all'operato del sovrano Carlo di Borbone, fu uno dei centri culturali più importanti d'Italia. I poveri però continuavano ad essere troppi, e per lo più erano sparsi per la città, cosa che rendeva particolarmente difficile riuscire a prendersi cura di loro. Per questo, nel 1751, il sovrano convocò a Napoli l'architetto fiorentino Ferdinando Fuga, e gli chiese di costruire un gigantesco palazzo, nel quale sarebbero stati accolti tutti i poveri della città. Quel palazzo, interamente costruito con i soldi della corona, è tutt'ora visibile a Piazza Carlo III a Napoli, ed è conosciuto con i nome di Serraglio, Palazzo Fuga o Reclusorio, ma di certo quello più famoso è Albergo dei Poveri

Tali e tanti toponimi sono dovuti ai diversi usi a cui il palazzo è stato destinato durante i secoli. Il progetto originale risultò infatti essere troppo costoso per le casse reali, che in quel periodo stava anche affrontando una rivoluzione. Per questo, Ferdinando IV, figlio del precedente re, convertì la struttura in una fabbrica tessile, per poi farlo tornare alla sua originale destinazione: ma questo non servi e i lavori si bloccarono definitivamente nel 1829, con il progetto portato a termine per un solo quinto. Si, l'enorme edificio che si estende su di una superficie di 103.000 m² ed ha una facciata lunga 400 metri, ossia cento metri in più della Reggia di Caserta, in realtà è un'opera incompiuta

Questo però non ostacolò l'utilizzo del Real Albergo dei Poveri dove, non soltanto i poveri venivano accolti, accuditi e nutriti ma anche educati: cosa che non piacque molto ai diretti interessati. Dopo un po' di tempo infatti, non si sa bene il perchè, il palazzo iniziò ad essere onsiderat come una vera e propria prigione, ribattezzata Serraglio. Nel 1838 fin per diventarlo realmente o meglio, una sua parte fu destinata a carcere minorile, mentre lo spazio restante fu utilizzato come ospizio dei poveri, scuola di musica ed una per sordomuti. 

L'utopico progetto di re Carlo però inizio ad incrinarsi intorno al 1857, quando le persone ospitae in struttura erano ormai 5000. Le condizioni sanitarie peggiorarono, così come il clima generale tra gli ospiti, che iniziarono a prostituirsi e a commettere furti. Il peggio arrivò nel 1866, quando dopo una serie di morti dovute a malattie o malnutrizione, le autorità si trovarono a sedare una rivolta, nata proprio tra le mura di quello che oggi è il palazzo monumentale più grande di Napoli, che fu chiuso in seguito a quell'evento, per diventare poi quello che oggi conosciamo.