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Mercato immobiliare ai Quartieri Spagnoli a Napoli, storia di un pregiudizio

30/03/2018

Napoli è una città, una metropoli ma, diversamente dalle altre, presenta una conformazione sociale che la rende molto più simile ad una regione: dove ogni quartiere è un paesino, dotato di una propria identità e codice comportamentale. Questo è ben visibile addentrandosi tra le viuzze che costituiscono i famosi Quartieri Spagnoli dove, tra "vasci", panni stesi ed arte di arrangiarsi, il tempo sembra essersi fermato, mantenendo in vita usanze e tradizioni di quella che può essere definita la Napoli antica. Si, perchè chiunque voglia dare una sbirciatina alla cosidettà "napoletanità" è li che deve andare, cercando di tenere la mente libera dalle voci e da antichi preconcetti - anche se tristemente fondati- nati e cresciuti insieme al quartiere stesso. 

La nascita dei Quartieri Spagnoli 

I Quartieri Spagnol si estendono per una superficie di circa 800.000 metri quadrati e sono compresi tra il corso Vittorio Emanuele e via Toledo, e furono costruiti nel 1536 dal viceré Don Pedro de Toledo, al fine di soddisfare sia le esigenze abiative dovute al grande aumento della popolazione - in quasi 40 anni Napoli era passata da una popolazione di 155.000 a 212.000 abitanti - che le esigenze di difesa della città. 

Realizzati seguendo uno schema a scacchiera suddiviso in piccoli lotti, pensati per accogliere sia l'esercito spagnolo che le loro famiglie, secondo il progetto di don Pedro il nuovo complesso urbano avrebbe dovuto "assorbire" anche Castel S. Elmo, andando così a rafforzare le difise grazie ad una stretta comunicazionecon Castelnuovo ed il Castello del Carmine, e la nuova apertura di via Toledo nel 1536: l'asse di collegamento principale

Quartieri Spagnoli a Napoli, da ieri ad oggi

Fin dalla loro costruzione i Quartieri Spagnoli a Napoli sono stati simbolo di degrado, a causa della precoce diffusione tra i vicoli di prostituzione e criminalità, sviluppatesi la prima, al fine di fornire "divertimento" all'esercito iberico e la seconda, a causa della particolare conformazione dei Quartieri stessi. La struttura urbanistica fatta di "lotti" e molte viuzze, forniva, ieri come oggi, il nascondiglio perfetto alle piccole bande di quartiere, che riuscivano a nascondersi o a far perdere le proprie tracce alle forze dell'ordine, muovendosi agilmente tra i "vicarielli". Il viceré di Napoli cercò di contrastare tali fenomeni attraverso con l’emanazione di apposite leggi, tra cui un editto che sancì pene severe per chi si prestasse e chi si servisse della prostituzione, ma a nulla sevirono contro un fenomeno ormai radicato, che finì soltanto per diventare "più nascosto". 

Una volta che l'esercito spagnolo fu tornato in patria, i Quartieri Spagnoli passarono ad essere un quartiere popolare, portandosi dietro per secoli la fama di quartiere pericoloso e degradato, fino ad arrivare ai giorni nostri. 

 Da qualche anno però le cose sembrano essere cambiate, grazie sia all’amministrazione comunale, sia alla mutata mentalità dei residenti del quartiere, fautori di alcune divertenti iniziative per il turismo, come le indicazioni stradali in napoletano, che alla presenza di molteplici associazioni culturali come “Quartieri Spagnoli”,  “SciòNapoli”.