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Palazzo Sansevero a Napoli, tra storia e leggenda

19/01/2018

 

 

 

A sentir parlare del nome Sansevero la prima cosa che viene in mente ad un buon napoletano è l'omonima cappella, e la particolare fama che aleggia intorno al nome del suo costruttore: l'alchimista e principe Raimondo di Sangro VII principe di Sansevero. La vita del famoso principe di certo non fu delle più comuni, e questo ha fatto si che venga ricordato nei libri di storia, per le sue invenzioni, studi e scoperte; e dal popolo napoletano per le numerose leggende sorte intorno al suo nome.

Principe Raimondo di Sansevero, alchimista e assassino 

Le leggende sul principe di Sansevero e sulle numerose attività svolte all'interno del suo palazzo sono tantissime. A testimonianza di quanto i rumori, gli odori e le strane invenzioni che venivano fuori dal laboratorio impressionassero il popolo napoletano, abbiamo delle descrizioni tramandateci da una serie di grandi autori all'interno delle loro opere.

Salvatore di Giacomo per esempio scriveva:

« Fiamme vaganti, luci infernali – diceva il popolo – passavano dietro gli enormi finestroni che danno, dal pianterreno, nel Vico Sansevero [...] Scomparivano le fiamme, si rifaceva il buio, ed ecco, romori sordi e prolungati suonavano là dentro: di volta in volta, nel silenzio della notte, s’udiva come il tintinnio d’un’incudine percossa da un martello pesante, o si scoteva e tremava il selciato del vicoletto come pel prossimo passaggio d’enormi carri invisibili »

 

stando a Benedetto Croce invece:

« per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro [il principe di Sansevero è] l'incarnazione napoletana del dottor Faust [...] che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura »

 

E ancora abbiamo la leggenda dei due servi fatti uccidere al fine di costruire le sue macchine anatomiche, o la storia su come abbia accecato Giuseppe San martino, scultore del cristo velato e così via. Insomma, un vero e proprio uomo nero la cui fama negativa si è rispecchiata di riflesso anche sulla sua dimora: la sede del più efferato delitto d'onore mai visto a Napoli.

 

Palazzo Sansevero e l'omicidio di Maria D'Avalos.

Palazzo Sansevero, che ogni anno attira in vico San Domenico Maggiore milioni di turisti, non è stata solo la dimora del principe che gli ha dato il nome. Precedentemente  fu di proprietà di Carlo Gesualdo, che il 18 ottobre del 1590, uccise sua moglie Maria D'Avalos e il suo amante, il duca d’Andria Fabrizio Carafa, dopo averli trovati a letto insieme. Ma, averli uccisi non fu abbastanza per il duca, che espose i cadaveri nudi e insanguinati all'ingresso del palazzo.

Ovviamente diverse voci iniziarono a girare da subito tra il popolo napoletano. La più famosa fu quella che voleva il palazzo vittima di una maledizione per ben sette generazioni.Forse, fu proprio tale voce a spingere il principe a trasformare radicalmente il palazzo: opera che venne poi portata a termine da suo figlio. Il 28 settembre del 1889 però, un’infiltrazione d’acqua fece crollare un’intera ala del palazzo, portando i più superstiziosi a pensare che l'incidente fosse effetto della maledizione.