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Via del Cerriglio a Napoli, e la storia dell'agguato a Caravaggio

27/01/2018

Se i ciottoli e le antiche mura di Napoli potessero parlare, racconterebbero storie decisamente molto lontane dalle corti, le dame , i nobili e i cavalieri, di cui i libri amano tanto parlare. Le strade della capitale partenopea sono impregnate della memoria di un passato popolano contraddistinto da avvenimenti legati al sesso, alla povertà e all'arte di arrangiarsi e perchè no, anche alla violenza. Una delle storie più famose legate a questo tema è quella che vede come protagonista Michelangelo Merisi, conosciuto dai più con il nome di Caravaggio.

Via del Cerriglio e l'agguato a Caravaggio

La storia che ci accingiamo a raccontare si svolge all'esterno della locanda del Cerriglio, che fin dal 1300 anima l'atmosfera dell'omonima strada, considerata il vico più stretto della città di Napoli. Ubicata tra piazzetta di porto e il vicolo Santa Maria la Nova, la taverna in questione era, all'epoca, il luogo di ritrovo di artisti della penna, del pennello o dello scalpello, tra cui ricordiamo Giovan Battista Della Porta, Benedetto Croce, Antonio Genovesi, e appunto il Caravaggio.

Questi, la notte del 24 settembre 1609, venne aggredito da quattro sicari all'uscita dal locale, che lo lasciarono talmente malconcio, che in un primo momento iniziò a circolare la voce che l'artista fosse morto. Ad oggi ancora non ci è dato sapere il perchè di tale aggressione ma, tra le ipotesi più accreditate c'è quella che vorrebbe i familiari di Rainuccio Tomasoni, l’uomo ucciso dall’artista a Roma a causa di un futile litigio, come mandanti dell'aggressione.