Ricerca immobili

newsletter

Per essere sempre aggiornato sulle notizie

dal mondo immobiliare.

Via Salvator Rosa: dall'infrascata ad oggi

26/12/2016

Diversamente da quanto succede nelle altre città, quando si passeggia per le strade di Napoli può capitare d'imbattersi in gradonate, pedamentine e rampe che, rappresentavano in passato il maggior percorso pedonale.La loro diffusione fu favorita dalla particolare natura della città di Napoli, da sempre divisa in zona collinare, costiera e di pianura. La crescita della popolazione infatti, fece sì che aumentasse esponenzialmente anche il bisogno di vie di comunicazione tra il Vomero - dove si trovavano i principali insediamenti collinari, nati a partire dal XVII secolo ad opera dela nobiltà spagnola, che ne fece la sede delle sue sontuose dimore – e il resto della città.

Fu quindi creata una salita, che fungeva da collegamento tra la zona del Museo Archeologico e l'Arenella, per poi arrivare al Vomero attraverso le succitate rampe. Tale strada, che oggi conosciamo come via Salvator Rosa, fu nota per molto tempo con il nome di “infrascata”. Ma, da dove nasce questo nomignolo? E perchè la strada è stata poi dedicata proprio a Salvator Rosa?

Via Salvator Rosa al tempo dell'infrascata

Agli albori della sua nascita, quella che oggi conosciamo con il nome di via Salvator Rosa era una salita impervia, che attraversava boschi e campi alberati che la nascondevano ad occhi indiscreti, da qui, il nome di “infrascata”, ancora utilizzato da qualcuno degli anziano napoletani. Ai suoi piedi, nella zona che attualmente riconosceremmo in quella del Museo, i contadini abituali utilizzatori di tale percorso, avevano creato una rudimentale sistema di trasporto merci, fatto di somari, utilizzati per trasportare la merce da vendere fino alle ville dei ricchi signori spagnoli situate sulla collina: una volta depositato il proprio carico, gli animali erano addestrati a ritornare da soli in pianura.

Con l’avvento del progresso e la consecutiva espansione e modernizzazione della città, l'infrascrata è stata trasformata nell'odierna via Salvator Rosa, pur conservando alcune testimonianze del passato, come i numerosi palazzi storici – ancora visibili ad un occhio attento – dove dimorarono Giovanni Capurro, l'autore di O Sole Mio; Villa Ricciardi, che ospitò Giacomo Leopardi e Dumas e Villa Santarella, l'abitazione di Eduardo Scarpetta, distinguibile per la scritta “qui rido io” presente sulla facciata, e fatta incidere dal commediografo in persona.

Ma, chi era il Salvator Rosa a cui fu dedicata quest'importante strada?

Salvator Rosa, vita e opere

Salvator Rosa è stato un pittore, incisore e poeta italiano di epoca barocca, attivo a Napoli, Roma e Firenze. Nato nel 1615 all'Arenella, all'epoca villaggio a se, era destinato, come molti dei fanciulli dell'epoca, ad intraprendere la carriera d'avvocato o di prete ma, quando iniziò a manifetare il suo talento artistico, fu inviato ad  imparare i primi rudimenti della pittura dallo zio Paolo Greco. Dopo aver concluso il suo apprendistato, Rosa proseguì i propri studi con Aniello Falcone e Jusepe de Ribera, dipingendo soprattutto battaglie, paesaggi e scene di genere.

Proprio durante l'apprendistato con il Falcone, le opere di Salvator Rosa riscossero un grande successo, e l'autore fu convinto a tentare la fortuna a Roma. Tornato successivamente a Napoli Rosa si dedicò all'esecuzione di paesaggi con scene che anticiparono per certi versi alcuni temi romantici, ma a cui non venne dato giusto valore. Nella città capitolina Rosa espose annualmente alle mostre di San Giovanni Decollato e al Pantheon, mostrandosi consapevole delle potenzialità di un rapporto diretto con il pubblico, non accettò né richieste, né commissioni, né caparre, decidendo autonomamente i soggetti ed il prezzo.

Salvator Rosa morì infine a Roma il 15 marzo 1673; venne sepolto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nel sepolcro costruitogli dal figlio Augusto. Le opere di Salvator Rosa sono attualmente esposte a : Roma, Modena, Hartford, Napoli, Vienna, Virginia, Palazzo Pitti Firenze e, in numerosi altri importantissimi musei in tutto il mondo