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Chi ha dato i nomi alle strade di Napoli?

14/07/2018

Ogni città ha il suo sistema stradale: Napoli ha un vero e proprio apparato circolatorio, che fa del centro della città il suo cuore pulsante. Se infatti, da un lato le grande strade rappresentano le arterie, vitali per i grandi spostamenti in auto o con i mezzi, dall'altro, i cosiddetti “vicarielli” sono una risorsa insostituibile quando si tratta di raggiungere alcune zone del centro storico dai quartiere circostanti. Culla di tesori e di antiche leggende, i vicoletti di Napoli rappresentano una delle mete preferite da turisti, che si aggirano per la città in cerca di segreti e curiosità, che di certo non mancano alla capitale partenopea.

Alcune di queste curiosità sono legate ai nomi delle strade di Napoli, rappresentativi della vita dei cittadini e del passato della città. Molto spesso scoprire l'origine non è così difficile: alcune prendono il nome da antiche attività che si svolgevano in quel luogo, altre onorano la memoria di un personaggio famoso e, in alcuni casi, anche di antichi mestieri. Daltrocanto, non è raro, passeggiando per il centro storico o consultando una qualsiasi cartina, leggere dei nomi del tipo "vico salsiccia", "vico detto Fico" e chi più ne ha più ne metta. Ebbene, chi avrà mai dato a delle strade dei nomi così "particolari"?

A darci la risposta è Salvatore di Giacomo nella sua Nuova Guida di Napoli. Durante il Risanamento il nuovo Re costituì un commessione, presieduta da Bartoomeo Capasso e Benedetto Croce, incaricata di dare nuovi nomi alle strade. Fu questo il periodo in cui Napoli vide venire alla luce Piazza Divino Amore, e Via dei Mille. Nel 1792 poi Ferdinando IV introdusse una prima rudimentale segnaletica stradale - Napoli, Londra e Parigi erano le uniche tre città al mondo a possederla - dando l'ordine che fossero trascritti sulle targhe i nomi utilizzati dal popolo per indicare alcune strade, anche se strani e per certi versi offensivi.