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Donare casa ai figli, attenti ai rischi

31/08/2020

 

In un precedente articolo pubblicato sul nostro blog abbiamo parlato di come acquistare casa ai figli, possa comportare dei problemi dal punto di vista fiscale: ma le eventuali grane con l'Agenzia delle Entrate sono solo uno dei tanti mali a cui si potrebbe andare incontro, nel caso in cui l'operazione non si svolgesse in maniera trasparente e tracciabile.
Vediamo nel dettaglio quali sono i rischi più comuni e come evitarli

Donare casa ai figli, i problemi a lungo termine

Per la poca conoscenza della legge, e dei cavilli che caratterizzano tale operazione, siamo abituati a sottovalutare la pratica della donazione di un immobile, sopratutto se fatta da un genitore al proprio figlio, considerandolo un “semplice gesto amorevole”. Ma, guardando la situazione con un punto di vista quanto più possibile “legale”, ci vedremo non più un padre o una madre amorevole, ma un soggetto A, con una propria vita, possedimenti e debiti, che regala un bene immobile ad un altro soggetto. 

Al fine di tutelare eventuali terze figure coinvolte, la procedura di donazione è stata sottoposta a dei limiti temporali, entro i quali può essere revocata dai creditori dei genitori. Questi sono: 

  • Un anno – durante i primi 12 mesi i creditori sono ancora liberi di poter pignorare la casa donata al figlio nonostante questa sia parte del suo patrimonio.
  • Cinque anni – durante i primi cinque anni i creditori sono liberi d'intraprendere un'azione revocatoria di tutte quelle donazioni o vendite compiuti in malafede, che ledano i suoi interessi. Si parla di malafede quando il debitore, dopo aver donato o venduto i suoi beni, resti in una situazione economica tale da non poter garantire al creditore una tutela dei propri diritti. 

Quindi, il figlio che riceve in donazione un immobile dei propri genitori potrà considerarlo realmente suo soltanto allo scoccare del sesto anno, quando eventuali responsabilità da parte dei genitori saranno decadute.

Donare casa ai figli e i problemi con il fisco.

Nell'articolo “Acquisto casa, cosa succede se a pagarla è “papà”” abbiamo parlato dell'importanza del pagamento tracciabile, nel caso in cui i genitori decidano di acquistare casa al proprio figlio, al fine di evitare problemi con l'Agenzia dell'Entrate.

Ma, l'accertamento fiscale a carico di quest'ultimo non è l'unica operazione che bisogna temere.

Nel caso in cui il donante dell'immobile abbia, all'atto dell'operazione, un debito con il fisco per Iva o Irpef non versati che superi i 50mila euro, e nessun altro bene pignorabile, si verifica il reato penale di sottrazione fraudolenta d'imposta, con consecutivo pignoramento dell'immobile donato.

Casa donata ad un figlio e i conflitti tra gli eredi

L'ultimo problema, e di certo non per importanza, che potrebbe scaturire dal donare una casa ad un figlio è l'eventuale conflitto con gli altri eredi, che potrebbero sostenere d'aver ricevuto di meno: la legge riconosce agli eredi legittimi delle quote minime di eredità, sotto le quali non si può scendere, dandogli la possibilità d'intraprendere contro il beneficiario della donazione un'azione di lesione della legittima, entro 20 anni dalla donazione o da 10 dall'inizio della successione.

Se gli eredi non riescono a raggiungere un accordo pacifico tra di loro, l'unico modo per poter risolvere tale situazione è ricorrere al legato in sostituzione di legittima: chi ha fatto il testamento può decidere di riconoscere un bene o un credito all'interno de proprio patrimonio agli eredi, specificando che tale assegnazione avviene in sostituzione di legittima.