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La Pignasecca a Napoli e la storia delle gazze dispettose

31/03/2017

Il misticismo è da sempre una delle caratteristiche più accattivanti di Napoli, e studiarne la storia vuol dire fare i conti con i numerosi miti e leggende che impregnano ogni luogo della città, che deve il suo antico nome ad una sirena, il che la dice lunga al riguardo. Ogni strada a Napoli ha la sua storia e i suoi miti, come nel caso famoso di via Mezzocannone, che deve il suo strano nome ad “un errore architettonico”, o della Pignasecca - sede del più antico mercato della città – la cui storia narrà di un bosco, scomuniche religiose e gazze dispettose.

La Piagnasecca a Napoli, da bosco a arida distesa

Come capita spesso, quando si parla dell'origine del nome di una strada o di una zona della città, anche nel caso della Pignasecca abbiamo due versioni di una stessa storia, e tutte due con delle gazze ladre come protagoniste principali.

La prima versione è ambientata nel 1536, al tempo della costruzione di via Toledo, che portò alla cementificazione di tutte le aree verdi che sorgevano in zona: comprese quelle presenti nella Pignasecca. A tale operazione sopravvisse un solo pino – in napoletano “pigna” - divenuta la casa di diverse gazze ladre, che lì nascondevano tutta la loro refurtiva. I residenti, ormai esasperati dai continui furti provarono a scacciarle provocando, non si sa se involontariamente o meno, la morte del pino che iniziò a seccare. Da qui, il nome di “Pignasecca”.

L'altra versione, di certo più interessante, ha come scenario una Napoli d'inizio '500 in preda ai piaceri e alla lussuria, e si svolge nel bosco di “Biancomangiare”, parte della tenuta dei nobili di Pignatelli di Monteleone, teatro di relazioni clandestine. La privacy di questi incontri amorosi, a cui presero parte anche numerosi ecclesiastici, fu però turbata dall'intervento delle gazze che intrufolatesi negli appartamenti rubavano gioielli e oggetti, per andare poi a nasconderli sul fantomatico pino. In poco tempo, questo fu ricoperto di cose di ogni tipo, alcune riconoscibilissime, che portarono allo scoperto le numerose tresche amorose, provocando le chiacchiere degli abitanti della zona. Derisi ed umiliati, i religiosi coinvolti nello scandalo videro in una bolla di scomunica emanata contro le gazze, l'unico mezzo a loro disposizione per poter lavare via l'onta subita. La bolla venne affissa ad un pino di Biancomangiare, suscitando ancora una volta l'ilarità dei passanti e degli abitanti della zona, che però dovettero ricredersi: tre giorni dopo l'affissione della bolla il pino si seccò, insieme a tutto il resto del bosco, provocando la scomparsa delle gazze.

Quella che un tempo era una zona verde e rigogliosa prese così il nome di Pignasecca dove, qualcuno giura che di prima mattina, quando il mercato è ancora chiuso e tutto è avvolto nel silenzio, sia ancora possibile sentire il verso delle gazze.