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Palazzo Donn'Anna e la leggenda degli amanti

09/06/2018

Lo scrittore partenopeo Raffele La Capria, nato e vissuto a Palazzo Donn'Anna a Posillipo – all'interno della quale ha ambientato anche il suo romanzo Ferito a morte – lo descrive così:

“Sorge sul mare all’inizio di Posillipo, dopo la curva di Mergellina, un antico edilizio che, visto da lontano, sembra una rupe di tufo emergente dall’acqua, piena di buchi e caverne. Man mano che ci si avvicina appare in tutta la sua bellezza la imponente architettura di una dimora seicentesca, “ora in gran parte ruinosa, quasi che inabitabile e cadente”. È il palazzo che nel 1642 don Ramiro Guzmán, duca di Medina de Las Torres e viceré di Napoli, fece costruire per la moglie Anna Carafa, napoletana, e che da lei prese il nome di Palazzo Donn’Anna.”

Descrizione, questa, che senza ombra di dubbio arriva diritta al cuore di quello che è sicuramente, uno degli edifici più caratteristici della città di Napoli ma, che ne semplifica nettamente una storia alquanto “inusuale”.

In principio fu Villa delle Sirene

Tra tutti i luoghi di Napoli, probabilmente Palazzo Donn'Anna è quello intorno alla quale aleggia più mistero, e sopratutto il maggior numero di leggende metropolitane. La più famosa tra tutte, riportata anche in molte opere letterarie, è quella che vuole il palazzo ergersi su una prima costruzione maledetta: Villa delle Sirene.

Secondo la leggenda, durante la dinastia degli Angioini, un pescatore di nome Beppe era molto famoso per le sue ars amatorie. La Regina Giovanna II, incuriosita da tanto vociferare, decise di sperimentare le doti del giovane. A tal fine, fece costruire nei pressi della collina di Posillipo, in un luogo solitario, una splendida villa, che appunto chiamerà Villa delle Sirene.

Qui, trascorse diversi giorni di passione con Beppe, ignaro della presenza all'interno della Villa di alcuni trabocchetti: di certo, una Regina non poteva permettere che una volta usciti di li, i suoi amanti andassero a raccontare in giro quello che era successo, minando i suo buon nome. Ma il focoso pescatore fu solo in primo di una lunga lista.

Si racconta che la fidanzata di Beppe, Stella, distrutta dalla scomparsa dell'amato, e sospettando cosa fosse successo in realtà, scaglio una maledizione sulla Regina e sul Palazzo, che sembra abbia avuto degli effetti anche sui molti proprietari che si avvicendarono negli anni successivi.

Poi divenne Palazzo Donn'Anna

Nel 1571 i Ravaschieri, ultimi di una lunga lista di proprietari, vendettero il palazzo a Luigi Carafa di Stigliano nonno di Donna Anna Carafa, che lo ereditò alla sua morte. Si racconta che la donna, moglie del vicerè Ramiro Nunez de Guzman, duca di Medina de las Torres, decise di abbattere l'edificio esistente e costruirne uno nuovo, anche con l'intento di combattere la maledizione: ma non servì a molto.

Il progetto originale prevedeva due accessi: uno dal mare, attualmente utilizzato, ed uno dalla via transitabile, che avrebbe dovuto condurre direttamente nel cortile del Palazzo. L'architetto, Cosimo Fanzago, non riuscì però a terminare i lavori che, dopo la morte di Donn'Anna, dovuta ai pidocchi, e la fuga del marito in Spagna dopo la caduta del viceregno spagnolo nel 1648, rimasero incompiuti, dando a Palazzo Donn'Anna l'aspetto che ha ora.

A confermare il ruolo di Donna Anna nelle spettrali leggende che aleggiano intorno al Palazzo è Matilde Serao che, in una delle sue opere, racconta di un ricevimento dato per l'inaugurazione del Palazzo, anche se incompiuto. In tale occasione, com'era d'uso all'epoca, la padrona di casa allestì uno spettacolo teatrale inscenato dagli stessi invitati: tra cui la bellissima Donna Mercedes de las Torres, nipote della duchessa Anna, che avrebbe rivestito il ruolo della schiava innamorata del suo padrone interpretato da Gaetano di Casapesenna.Ma il bacio finale tra i due tutto fu tranne che “teatrale”, cosa che fece scoppiare la gelosia di Anna, ex amante dell'uomo.

Nei giorni a seguire si racconta che le due donne ebbero diveris scontri, fino a quando Mercedes scomparì nel nulla. Nessuno sa che fine abbia fatto, anche se in molti credettero si fosse rifugiata in convento in preda ad un’improvvisa vocazione religiosa, Gaetano la cercò incessantemente, finché non finì la sua vita in battaglia.