«Non si tratta di un semplice rimbalzo, ma di una ripresa solida» questa la dichiarazione di Stefano Barrese, responsabile area sales & marketing per la divisione Banca dei Territori di Intesa, per quanto riguarda il trend positivo fatto registrare dal mercato dei mutui nell’ultimo periodo. «Per quanto ci riguarda, abbiamo deciso di puntare con decisione su questo filone già nell’ultimo trimestre del 2014, accelerando poi nei mesi successivi». Un modo questo di giocare d’anticipo sul mercato immobiliare, che continua a dare segni di ripresa nonostante i prezzi restino comunque bassi.
A confermare tali aspettative, arrivano i risultati di un sondaggio condotto da Ipsos, gruppo specializzato nelle ricerche di mercato, che avrebbe messo in luce “l’attaccamento” degli italiani nei confronti della casa che da sola, costituisce oltre la metà della ricchezza familiare per il 51% degli abitanti. Stando ai risultati resi noti, l’abitazione costituirebbe per il 52% dei nostri connazionali “una certezza per il futuro”, mentre per il 39%, rappresenta la prima cosa da lasciare in eredità ai propri figli. “Se ci basiamo sulle intenzioni degli italiani”, si legge nell’analisi di Ipsos, “nei prossimi mesi la domanda di case supererà lievemente l’offerta: è sintomo di un mercato che sta riprendendo un trend positivo”.
Tenendo poi presente che tali valutazioni sono state fatte prima che il Governo annunciasse l’abolizione delle tasse sulla prima casa, si da per scontato che una reale abolizione di questa potrebbe dare un ulteriore spinta alla ripresa.
Da questo scenario nasce la scelta d’Intesa San Paolo di puntare sull’incremento dell’offerta di prodotti collegati al tema casa. «Per quanto riguarda il tasso variabile abbiamo portato lo spread di partenza all’1,1%, mentre nella variante del fisso offriamo l’1,75%», spiega Barrese. La scelta, comune a quella della maggior parte degli istituti di credito in questo periodo, è di portare nei pressi dei minimi storici il saggio d’interesse richiesto per gli importi di durata media (20-25 anni) e per un loan to value (rapporto tra finanziamento richiesto e valore dell’immobile) non superiore al 50-60%, alzando progressivamente l’asticella al crescere di questi due indicatori, e quindi del rischio assunto dall’istituto di credito.