Via Mezzocannone è di certo una delle strade di Napoli più conosciute al mondo. Sede di numerose Università e di altrettanti locali, che ne fanno il centro della vita mondana dei giovani partenopei e non, la via viene percorsa ogni giorno da migliaia di persone, che da Piazzetta Nilo e Piazza San Domenico Maggiore s’incamminano verso il Corso Umberto I e viceversa, ed è sempre stato così.
Per quanto infatti Mezzocannone abbia subito nel tempo delle modifiche al suo aspetto, che l’hanno portata a trasformarsi “dal vicolo” sporco e stretto chiamato via Fontanula, alla strada che noi tutti abbiamo percorso almeno una volta, non ha mai perso la sua funzione di “collegamento” al quale, per uno strano caso del destino, deve quello che è il suo attuale nome.
Via Mezzocannone e la fontana di Re Alfonso II
Ieri come oggi via Mezzocannone era percorsa da centinaia di persone, intente a spostarsi da un lato all’altro della città. Questo fece si che nella zona che oggi conosciamo come l’incrocio di via Sedile di Porto ci fosse una piccola fontana, utilizzata pricipalemente dai viandanti.
Nel XV secolo, il Re di Napoli e duca di Calabria Alfonso II di Aragona decise di far sostituire quella fontana con una più grande e maestosa, dotata di una larga vasca adibita ad abbeveratoio per cavalli, il tutto sovrastato da una statua, forse raffigurante lo stesso Alfonso II. Tale imponente opera architettonica fu probabilmente pensata dal re con lo scopo di rappresentare la sua stessa maestosità e regalità ma, venne commesso un’errore: la cannella da cui sgorgava l’acqua – chiamata in napoletano “cannone” da cui deriva l’attuale “cannola” – era di dimensioni decisamente più piccole rispetto a tutto il resto della costruzione.
Quel “mezzo cannone”, dovette rendere l’intera opera davvero ridicola, in quanto, il popolo napoletano, da sempre incline all’ironia, coniò il detto «me pare ‘o Rre ‘e miezz cannon», come presa in giro per le persone basse, panciute e in genere dall’aspetto “inusuale”. In seguito la strada venne battezzata via Mezzocannone per volontà dello stesso popolo.
Questo buffo nome è una delle poche prove giunte fino a noi dell’esistenza di quella fontana che, durante i secoli, è stata smembrata per i lavori d’ampliamento della strada: negli anni ’70 ne fu ritrovata una parte in una piccola bottega del centro storico, ma si decise di non rimetterla al suo posto. Ad oggi è possibile conoscere la sua storia soltanto attraverso alcune testimonianze scritte, come quelle presenti nei libri “ Le strade di Napoli” e “Le fontane di Napoli”
