Un contratto di affitto è un accordo, in forma scritta, tra due parti, che si impegnano l’una ad offrire l’altra a pagare un servizio, in questo caso il fitto di un locale immobiliare, per un certo lasso di tempo indicato all’interno del contratto stesso.
Qualunque contratto di affitto (tranne quelli per brevi periodi, di una durata inferiore a 30 giorni), per essere valido, deve essere registrato: in caso contrario il contratto viene considerato nullo.
Quali sono le conseguenze di un contratto di affitto non registrato?
La registrazione del contratto deve avvenire entro 30 giorni dalla data della stipula: in caso di mancata registrazione non solo il contratto è considerato nullo, ma non è possibile nemmeno rimediare all’errore con un ravvedimento operoso e una registrazione tardiva, almeno da un punto di vista civilistico.
Il ravvedimento operoso è invece possibile da un punto di vista fiscale, pagando una mora sull’imposta di registro dovuta per la registrazione del contratto, mora il cui ammontare varia in funzione del tempo trascorso, cioè:
- + 12% entro 30 giorni dalla data di scadenza
- +15% entro 1 anno dalla data di scadenza
- +120% dopo 1 anno dalla data di scadenza
Il locatore, cioè il proprietario dell’immobile, deve fare molta attenzione a registrare il contratto nei termini, perché una mancata registrazione, rendendo il contratto nullo, rende anche impossibile il procedimento rapido di sfratto; inoltre in caso di mancata registrazione del contratto di affitto, il conduttore può richiedere, entro 6 mesi, la restituzione delle somme pagate in eccesso rispetto al canone minimo di locazione.
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